
Io voto SI al referendum sulla riforma della magistratura. Non per ragioni di schieramento politico, ma perché – guardando al merito – sono modifiche necessarie.
1) Separazione delle carriere
L’Italia è praticamente l’unico paese occidentale in cui giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera. Dire che la separazione “esiste già” è semplicemente falso: oggi i magistrati possono passare da funzioni requirenti a giudicanti e condividono lo stesso organo di autogoverno. Questo poteva avere senso quando avevamo un sistema inquisitorio, ma in un sistema accusatorio crea una vicinanza istituzionale difficile da giustificare.
2) Troppa dipendenza dei giudici dall’accusa
L’impostazione accusatoria costruita nelle indagini influenza molto il processo, soprattutto quando giudici e PM appartengono alla stessa magistratura e condividono cultura professionale. Dati del 2024 dicono che:
- i giudici per le indagini preliminari accolgono circa il 94 % delle richieste dei pubblici ministeri per intercettazioni telefoniche o ambientali;
- la proroga delle intercettazioni è accolta nel 99 % dei casi;
- le convalide di decreti d’urgenza sono accolte nel 95 % dei casi;
- la proroga dei termini delle indagini preliminari è accolta nell’85 % dei casi.
Questi numeri non sono normali in un contesto accusatorio.
E, storicamente, non sono mancati segnali problematici. Per esempio, l’accanimento giudiziario emerso durante e dopo le indagini di Tangentopoli – quando misure quali custodia cautelare e avvisi di garanzia furono usate così frequentemente e aggressivamente da innescare un’ondata di suicidi – mostrano quanto possa essere forte il peso dell’accusa nelle dinamiche processuali. Critici dell’epoca sostennero che i giudici convalidassero troppo spesso le richieste dei PM, contribuendo a creare una forte pressione sugli indagati.
3) Sorteggio nel CSM
Il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura non aumenta l’influenza politica. Semmai riduce il potere delle correnti organizzate che oggi dominano le elezioni interne. Su questo punto, esiste già ampia evidenza di politicizzazione della magistratura. Per esempio questo studio documenta legami sistematici tra magistrati e orientamenti politici: quando al CSM la corrente di maggioranza è di sinistra, si tende a indagare più politici di destra.

4) Il correntismo non protegge la magistratura
L’idea che le correnti difendano l’indipendenza è poco convincente: gli scandali legati a Luca Palamara hanno mostrato come proprio quelle reti possano alimentare dinamiche politiche e spartizioni nelle nomine.
L’influenza ideologica e politica sulla magistratura esiste già, e ritenere che alcune influenze siano meglio di altre è un terreno molto scivoloso e poco democratico.
5) Il dibattito è troppo politicizzato
Molte spinte per il NO derivano semplicemente dal fatto che la riforma è promossa dal governo Meloni – ma le critiche si basano su rischi ipotetici, non su effetti reali del testo.
Alcune dichiarazioni come quelle della Bartozzi preoccupano anche me, ma è importante giudicare la riforma per ciò che dice. E nel testo non c’è nulla che dia al governo maggiore controllo sulla magistratura.
6) La totale indipendenza della magistratura è un’anomalia italiana
Il punto cardine della campagna del NO riguarda l’importanza di preservare l’indipendenza totale della magistratura. Al netto che la riforma non prevede misure di controllo governativo, è comunque interessante sottolineare che il livello di indipendenza che ha la magistratura italiana è unico nel mondo. Una magistratura indipendente non è necessariamente una magistratura migliore se non c’è alcuna forma di “accountability”, o responsabilità pubblica.
Per come la vedo io, i benefici della riforma sono pratici e reali, i rischi sono ipotetici e ideologici. Per questo voto SI – le riforme istituzionali vanno valutate nel merito, non in base a chi le propone.
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Molti di questi temi sono trattati in un corso di politica del diritto che ho tenuto nel 2022-2023. Se vi interessa, le slides sono qui. Le slides 5-16 spiegano a grandi linee le differenze tra i vari sistemi di magistratura, e le slides 24-35 analizzano quella italiana, da Tangentopoli alle sue conseguenze.
Per farmi un’idea su come votare, mi sono anche affidata all’eccellente spiegazione dell’Avvocato Francesca Florio.